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La Mongolfiera
lunatica e altri poemetti
(poesie)
Pagine 87, Euro 12,00.
Edizioni Neos (Cascine
Vica Rivoli, Torino)
Nella
passione totale per la letteratura e nella profonda
conoscenza degli stili e dei generi che si sono
succeduti nei secoli attraverso lo studio attento
della parola e del modo per renderla sempre più
fruibile attraverso la creatività e l’emotività
sviluppatesi nelle varie epoche, lo scrittore e
poeta pinerolese Postremo Vate, in questa sua ultima
fatica in versi, utilizza ed esalta l’arte del
Poemetto.
Usando sempre la tecnica che ormai lo
contraddistingue, cioè, rendendo attuali attraverso
i temi che identificano il nostro tempo i generi
ritenuti ormai parte del “seno della storia”
letteraria italiana, egli utilizza la particolarità
di quei contenuti cari al suo stile ed al suo
pensiero, cioè l’epicità intrisa di temi morali,
fantastici, fantascientifici e mitici.
Nel suo percorso letterario che
ha seguito la logica della riscoperta di letterati
che dal Cinquecento giungono sino a noi attraverso
la stesura di saggi come
La
Libertà
tradita (l’ultimo
Alfieri tra Satire e Misogallo),
All’ombra del
Parnaso (saggi letterari) e
Figli di
Muse minori (raccolta di
biografie letterarie), Postremo Vate passa alla
sperimentazione diretta di tali tematiche cimentando
il suo estro con l’espressione dei generi classici a
lui più congeniali.
Dopo la recente esperienza dei
Dialoghi
Fantastici, di stampo prettamente prosastico,
ora si cimenta con il genere poetico del Poemetto.
Questo, deriva strettamente dal più classico genere
del Poema, di più ampio respiro, che segue ben tre
fasi di stesura fisse e definite:
la
Protasi
(riassunto in pochi versi di tutto il contenuto
dell’opera), l’Invocazione
(la richiesta di ispirazione ad un’entità
superiore), e
la
Dedica
(gratitudine verso chi ospita l’autore).
Nella letteratura classica poi,
il poema era divisibile in vari toni
ben netti, come il poema
Epico, Cavalleresco, Didascalico, Eroico,
Eroicomico, Mitologico, Sacro, Sinfonico, Storico e
Classico.
Postremo Vate (e questo lo
esplicita direttamente nella sua Introduzione), si
ispira maggiormente al genere Epico, senza
disdegnare però anche gli altri toni. Lo dimostra la
varietà di accenti riscontrabili in questi cinque
Poemetti, pubblicati per i tipi delle
Edizioni Neos
di Silvia Ramasso (Rivoli – To). Tre affrontano temi
apparentemente classici (come
Teofrasto di
Bisanzio,
Golgota e
Afriche e Orienti), mentre gli altri due entrano
a piè pari in temi inerenti alla nostra modernità (La
Mongolfiera
Lunatica
e I sogni
delle Avanguardie).
Anche in questa nuova operazione letteraria,
Postremo Vate dimostra la sua grande capacità di
coniugare attraverso strumenti del passato, il
messaggio evolutivo di una modernità che ha pur
sempre bisogno di guardare all’indietro, per poter
trovare sempre nuova forza e nuova ispirazione per
inventare un futuro teso al miglioramento della
società umana. Riscoperta che passa, in questo caso,
attraverso l’utilizzo del poemetto, genere
letterario assai caro ad autori come, per esempio,
Il Tasso, il Chiabrera, l’Alamanni, il Prati, l’Aleardi,
il Pellico (solo per citarne alcuni tra i tanti) che
qui sembra riprendere nuovo vigore, nuova vita,
nuovo estro: e anche in ciò, l’Autore rivela per
l’ennesima volta di essere un poeta vero, autentico,
ma, soprattutto, culturalmente robusto, il che lo
rende per forza di cose degno di nota e di
attenzione all’interno del monotono, scontato,
anemico e spesso insulso poetare contemporaneo,
totalmente alieno da quella espressività e da quella
sana robustezza classica alla quale, pur scrivendo
per l’epoca attuale, occorrerebbe sempre fare ideale
riferimento.
Danilo Tacchino
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CANTI
DELLA MIA ANIMA E DELLA MIA TERRA
(poesie)
Pagine
127, Euro 10,00, Alzani Editore
(Pinerolo, Torino)

Una vasta raccolta di versi suddivisa in due
parti: i Canti della mia Anima e i Canti della mia
Terra. Nella prima prevale l’aspetto
intimistico-fantastico, incentrato sull’ascolto
della tumultuosa interiorità del Poeta. Il suo mondo
fantastico, il suo universo interiore, le sue
angosce, i suoi timori, le sue speranze, i suoi
desideri, le sue nostalgie, emergono come per
incanto dagli abissi cupi della coscienza. I
sentimenti e gli ideali si amalgamano con le paure e
con i terrori propri del mondo moderno e di un’anima
assillata dall’idea dell’Apocalisse purificatrice.
Si tratta di componimenti inizialmente brevi, che
poi si dilatano sempre più, estendendo con sempre
maggiore forza il discorso poetico. La seconda
raccolta è invece costituita da poesie che cantano
ed esaltano la bellezza delle Alpi piemontesi e
delle terre dove il Poeta vive: le Valli Alpine, i
territori montani ai piedi delle Cozie, i paesi del
Pinerolese e delle valli alpine che si diramano
dalla pianura attorno a Pinerolo. Liriche ora
retoriche, ora dimesse, ora piene di esaltazione,
ora più raccolte, si alternano in questo gioioso
inno alle valli alpine e alle loro bellezze, alle
montagne, ai torrenti, ai boschi e alle cime
innevate che rendono così affascinanti queste
mitiche terre di montagna.
IL VOLO
DELLA CHIMERA
(poesie)
Pagine
300, Euro 15,00, Edizioni Nuovi Poeti (Vaprio
d’Adda, Milano)
Un
vasto libro di poesie, comprendente ben sei diverse
raccolte, suddivise per tematiche, che racchiude la
produzione poetica del quindicennio 1990-2005. Si
tratta di un libro di poesie assai diverso dai
precedenti pubblicati dal Poeta, sia per lo stile
adottato, decisamente più moderno e più consono alle
nuove esigenze espressive dell’epoca odierna, sia
per le tematiche, assai varie, che spaziano
dall’amore alla fede, dai viaggi alla politica
internazionale, dall’ecologia alle meditazioni
fantastiche, con un utilizzo davvero assai vario di
stili e di modalità espressive nell’ambito del verso
libero, ormai completamente adottato dal Poeta (che
pure era partito da basi rigorosamente
classicistiche). Un libro di versi decisamente di
notevole ampiezza, che tocca tutte le corde del
lirismo, i cui componimenti spaziano dal sentimento
romantico al canto delle bellezze della natura,
dalla condanna delle guerre e delle ingiustizie
planetarie all’amore per la propria donna e alle
lodi per la bellezza femminile, dall’anelito mistico
e religioso che lo contraddistingue alle meditazioni
fantastiche apocalittiche. Un libro di poesie
che segna indubbiamente un punto di arrivo
nell’ambito della varia, copiosa e multiforme
produttività di questo originale Poeta.
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NEL GORGO DELL'ABISSO
(poesie)
Pagine
289, Euro 12,00, Edizioni Nuovi Poeti (Vaprio
d’Adda, Milano)
 L’alienazione metropolitana nel libro di poesie di
Postremo Vate
L’annientamento dell’uomo nell’abisso del
Postmoderno
Sembra una premonizione alla miopia infausta
dell’uomo, questo nuovo libro di versi intitolato
Nel Gorgo dell’Abisso (pagine 288, Euro 12,00),
pubblicato dalle Edizioni Nuovi Poeti (Vaprio d’Adda-Milano)
del poeta pinerolese Fabrizio Legger, in arte
Postremo Vate, l’”ultimo poeta” (nel senso
apocalittico del termine), il quale non mi ha
stupito più di tanto quando mi ha presentato i
testi, ricchi di un forte fascino apocalittico, per
l’appunto, che contengono il seme della sana
protesta di un uomo e di un poeta preoccupato del
suo esistere nefasto e, a volte, immondo.
D’altronde, gran parte delle opere in versi e in
prosa pubblicate precedentemente da Postremo Vate
trasudano questa tipologia nell’incedere del suo
argomentare.
Quello che, invece, più deve stupire di quest’opera,
è la forte determinazione di denuncia che non ha
pari nel vissuto di questo scrittore, che è ben
cosciente di vivere in un mondo che gli piace poco e
che non riconosce…
È difficile, in questi frangenti, recensire un testo
così ricco di pathos e ben calibrato
nell’altisonante sforzo di linguaggio altamente
ricco di forza poetica, la quale, a parer mio, è
molto elevata, evocativa, ma allo stesso tempo
pregna di una drammaticità che trasuda lo sforzo di
determinare le debolezze e la delusione di una vita.
Il gorgo dell’abisso (poesia che dà il titolo al
libro) è tragicamente inquietante e, allo stesso
tempo, esaltante ed avvincente nell’esasperare la
massima potenza del vivere: Anche il Male deve avere
una fine, declama il Poeta, aprendo un varco alla
speranza dell’esaltazione della vita.
Non è facile, ai giorni nostri, trovare uno scrigno
di sensazioni elevate, forti, angosciose, auliche e
ricche di immagini ben calibrate ed esaltanti,
congegnate abilmente con un linguaggio ricco,
elegante, romantico e raro nell’abilità di creare
emozioni, come quello offertoci in questo libro da
Postremo Vate.
Un’atmosfera pseudo-bukovwskiana, un po’ alla
Verlaine ma, allo stesso tempo, anche alfieriana, si
snoda tra le strofe del “nostro” Vate, portandoci
repentinamente dall’abisso profondo dello sconcerto
delle paure umane, alle alte sensazioni di un grido
di speranza che apre spiragli di luce in un mondo
avvolto dalle tenebre.
Immagini forti, metafore che si imprimono nell’anima
del lettore, sensazioni che lasciano il segno, come
in questi versi, tratti da Supplizio invisibile:
La memoria
è una lama fredda
che trafigge il cervello,
la coscienza
è un muto carnefice
che decapita
le nostre menzogne.
E la metafora ci riporta oltre la paura, guardando
al futuro, come canta il Poeta nella lirica
intitolata Elucubrazioni notturne:
… Un bambino d’argento
galoppa divertito
su un grande
cavallo di legno
che sembra spiccare il volo
verso un cielo
trapunto di stelle
dove si schiantano
tutte le illusioni…
Il Poeta, poi, prende coscienza di se stesso, e lo
fa descrivendosi con versi incisivi, lapidari, come
afferma nella lirica La poesia dell’anima e del
mondo:
La mia anima
è un fiume lirico
impetuoso
e inesauribile.
Sono cinque le parti che compongono questa corposa
opera in cui la cultura del Poeta si esprime in una
crescita che segue come indicatori la poesia che dà
il titolo al libro e quattro citazioni di biblica
memoria, quasi a voler rimarcare lo stretto legame
che unisce il sacro e il profano e che fa sì che la
presenza divina possa essere scorta anche in mezzo
agli squallori del mondo e alle bassezze delle
metropoli fradice di emarginazione e di degrado.
Le sofferenze, gli amori, i fallimenti, la rabbia e
la rinascita delle esperienze di vita del Poeta,
amalgamano la corposa forza lirica delle cinque
parti dell’opera, tanto da creare una propria
identità di percorso in cui, nella prima, possiamo
intravedere una vena intimista, nella seconda una
forte espressione bucolica, nella terza un filone
gnostico-teologico, nella quarta una dimensione
biblica (ma anche neoprofetica, avveniristica ed
esegetica), mentre, nella quinta, un forte senso
intimista sintetico ed orante ci guida alla
conclusione del percorso di lettura e di emozioni.
Che dire di più dell’elevata forza evocativa della
scrittura poetica di Postremo Vate, se non che è
necessario leggere tutta d’un fiato questa raccolta,
lasciandosi trasportare dalle sensazioni che fanno
parte di Noi, del nostro essere che si emoziona
vivendo ed acquisendo forza nella coscienza che
anche noi siamo parte essenziale di questa umanità
degradata, che ci fa soffrire e ci esalta, e che,
nello stesso tempo, facciamo soffrire ed esaltare,
lasciando scaturire lo spirito che ci porta a
difendere questa nostra umanità reietta, miope,
autodistruttiva, ma, allo stesso tempo, divina.
L’ultima riflessione porta a ringraziare il Poeta
per questo suo importante lavoro, esortandolo a
continuare nel guidarci a riflettere verso il sogno
di un Mondo migliore per Noi e per tutti gli esseri
che popolano questo nostro meraviglioso Pianeta.
Potete richiedere il libro direttamente all’Autore
scrivendo all’indirizzo e-mail:
postremovate@postremovate.com
Danilo Tacchino
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PALPITI D'EROS
(poesie)
Pagine
183, Euro 18,00, Arduino Sacco Editore
(Roma)
 I Pallpiti d’eros secondo Danilo Tacchino
Un “menestrello” del nostro tempo, ricco di
ardore e sensualità, conoscitore di quella
ricchezza che fa del poeta il cantore dell’Amore
universale: questo è il nostro Postremo Vate (al
secolo Fabrizio Legger), il quale riesce a
penetrare nei nostri cuori attraverso il suo
canto colmo di passione e di un sentimento che
scaturisce come un fiume in piena che non può
essere domato (come afferma lui stesso nella sua
premessa ai lettori) proprio da quella
esuberanza vitalistica che si cementa nella
sofferenza esplicita, diretta e trasparente di
un sentimento che non ha confini, perché esplode
nell’amore assoluto del proprio vissuto senza
secondi fini: solo per il desiderio universale
di amare nella passione totale che unisce il
corpo all’anima, in un unico frastuono
altisonante che giunge all’unisono, in una
vibrazione totale della propria esistenza.
Postremo Vate (il cui pseudonimo ci ricorda un
po’ Carducci e un po’ D’Annunzio), nel suo modo
di amare e di cantare la donna e la bellezza
femminile, è così: un poeta-menestrello di
stilnovistica memoria che aggiunge alla sua
lirica fortissime connotazioni alfieriane (altro
grande maestro del nostro Autore),
protoromantiche, nonché segni aulici di antichi
esempi che nell’amore hanno tratto il segno per
far scaturire ancora delle emozioni che,
nell’universo dell’uomo, mantengono il proprio
simbolo.
A parer mio, nei Palpiti d’eros di Postremo Vate
c’è tutto questo, ma vi si può trovare ancora di
più!
Infatti, ritengo che il poeta sappia calibrare
con dovizia la complessa materia del sentimento
dell’amore attraverso lo strumento del
linguaggio, e la poesia è il linguaggio
fondamentale per rendere il sentimento d’amore
esplicito attraverso la sua comprensione
razionale, anche se, a mio dire, è strumento
sempre parziale rispetto alla vera massa
magmatica delle sensazioni messe in gioco dal
sentimento dell’amore.
Postremo Vate ci prova e, ritengo, non ne esca
affatto malconcio, anzi, ci dimostra come sia
ancora possibile scrivere delle belle poesie
d’amore. La sua grande capacità di saper
descrivere e vergare le sue emozioni in modo
tale da non scalfire lo smalto della vibrazione
pura del sentimento, è così diretta e
coinvolgente, tanto da rendere il suo discorso
poetico estremamente chiaro e altisonante.
Egli poi, come è suo d’uso da sempre, rincara la
dose, strutturando questo suo “poema d’amore”
(come io vedo questa silloge poetica) con
l’esplicito intervento delle sue conoscenze
letterarie, e vi inserisce esplicitamente un
impianto interessante per dare al lettore un
percorso di lettura che identifichi un senso
preciso nello svelare le sfaccettature che il
sentimento dell’amore contiene nei meandri del
suo grande segreto, che è poi la vita stessa, da
intendere però come esplosione d’amore.
Un tale percorso lo troviamo appieno in questa
raccolta di versi, diviso in tre parti, di
trentatre testi caduno per le prime due e di
trentacinque per l’ultima, e ognuna di queste è
preceduta da un dialogo tra personaggi della
letteratura e della storia. Sono tre parti che,
come il poeta stesso ci rivela nella sua
introduzione, offrono un’indicazione alla
volontà del lettore di immergersi nella
riflessione del sentimento d’amore.
Per avvalorare il suo tenace attaccamento alla
poesia della nostra tradizione letteraria
italiana, Postremo Vate si appoggia
all’autorevolezza dei “classici nostri” (che
egli mostra di conoscere a menadito avendo
intuito lo spirito che li anima): nel primo
dialogo, quello tra Aminta pastore e Orlando
paladino, si fa aiutare dal Tasso e
dall’Ariosto, due poeti che ben conobbero le
“pene d’amore”, e, utilizzando questi due
personaggi (protagonisti, rispettivamente, della
favola boschereccia tassiana Aminta e dell’ariostesco
Orlando Furioso) egli mette in risalto tutte le
sfaccettature del sacrificio e del desiderio,
ponendo a confronto l’amore galante e
cavalleresco con quello coniugale e legato alla
sfera del quotidiano… Da questo dialogo, a parer
mio, nasce una riflessione altissima, che
Postremo Vate, però, riesce a trattare in
maniera dialogica con estrema semplicità e
scorrevolezza.
Il dialogo che introduce alla seconda parte,
offre al lettore la possibilità di intuire
l’unicità e la forza del sentimento d’amore. Si
tratta di un colloquio tra le anime di Francesca
da Rimini e Isabella di Morra, un testo che è
rinforzato dalla citazione del celebre verso
dantesco, divenuto ormai universale: “Amor, ch’a
nullo amato amar perdona”, da intendere come
senso della capacità di riconoscere prima e
scegliere poi il sentimento d’amore, che si
rivela energia totale del proprio essere,
energia che ci cattura interamente e ci rende
persino pronti a morire pur di poter amare (come
accadde, di fatto, a Francesca e ad Isabella).
Nel terzo dialogo, quello che apre l’ultima
parte, che ha per protagonisti Ginevra regina,
Don Giovanni seduttore e santa Teresa d’Avila,
troviamo l’indicazione più alta del prisma
legato all’amore, e gli elementi di questo
incastro risaltano nitidi dalle battute di
questi tre personaggi. Per Don Giovanni: “Che
cos’è per me l’amore? (…) è il potere della
seduzione. Amare vuol dire sedurre. Incantare
una donna, fare breccia nelle sue difese,
renderla docile e tenera come un agnellino e
poi… portarsela a letto!”
Ma subito dopo vi è la riflessione, romantica,
di Ginevra, per la quale: “(…) l’amore è
sentimento, passione, legame invisibile che
unisce due cuori, due menti, due anime in un
abbraccio totale e assoluto”.
Ma è l’opinione mistica di santa Teresa d’Avila
quella che, a parer mio, innalza il sentimento
d’amore verso una forza totale ed assoluta in
grado di superare ogni fisicità terrena: “(…) io
conosco l’amore più grande, più sublime, l’amore
più travolgente che esista: quello per Dio, per
il Divino Creatore, e per Colui che ci ha
redenti con il Suo Sangue, Nostro Signore Gesù
Cristo (…”.
Con la sua originale capacità linguistica,
letteraria, sapienziale ed emozionale, Postremo
Vate ha saputo creare una raccolta poetica che,
sul tema (spesso poeticamente trito e ritrito)
dell’amore riesce ad offrire, oltre ad
un’elevata opera poetica, anche una concreta
indicazione per fare riflettere il lettore sul
suo modo di capire, sentire e vivere la passione
amorosa.
E le liriche di questo libro, aiutano molto in
questa appassionata ricerca che è poi quella che
ognuno di noi, nel suo vissuto personale ed
interiore, compie ogni giorno. Troviamo nelle
pagine che seguono testi frementi di passione,
altri languidi di sentimenti teneri e romantici,
altri aulici, altri ancora erotici, licenziosi,
diretti, trasparenti… in ultima battuta,
decisamente autentici, sentiti e vissuti.
Ed è proprio in questo concetto di autenticità
che ogni essere umano, ogni lettore di questo
libro, può riuscire a mettere chiarezza in se
stesso, per sentire con molta umiltà e
trasparenza l’autentico senso di quell’energia
che fa muovere il mondo e le nostre vite, e che
tutti noi esseri umani, da tempo immemore,
chiamiamo col nome di AMORE.
Danilo Tacchino
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Prefazione dell'autore a La
Mongolfiera
lunatica e altri poemetti
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